Scrive James Nestor nel volume L’arte di respirare. La nuova scienza per rieducare un gesto naturale, Sansepolcro, Aboca, 2021, pp.348.

“L’alimentazione, l’esercizio fisico, la resilienza dei nostri geni, il fatto che siamo magri, giovani o saggi… niente di tutto questo importa se non respiriamo in modo corretto. […] La colonna mancante della salute è il respiro. Tutto parte da lì.” (Op. cit. p. 19)

“Questo libro è un’avventura scientifica nell’arte e nella scienza perdute della respirazione. Esplora la trasformazione che viene dentro i nostri corpi ogni 3,3 secondi il tempo c’è una persona media impiega ad inspirare ed espirare. […] La chiamo arte perduta perché tante di queste scoperte non hanno niente di nuovo.” (ibd.)

La fortuna editoriale in America, le trenta traduzioni previste, indicano che il libro, scritto da un giornalista divulgatore scientifico, ha colto l’esigenza profonda e diffusa nei paesi di più antica industrializzazione di recuperare un rapporto intimo con l’Universo, con la Terra.

Meritoria l’operazione di Aboca, Società agricola, nel condurre una linea editoriale che valorizza ciò che è naturale e che delinea l’Universo come superorganismo nel quale tutto si tiene e che potrà salvarsi se l’uomo, specie minoritaria ma dotata, saprà riconoscersi come ospite e custode. Operazione editoriale che ha incluso Botanica, piccolo grande libro di Stefano Mancuso di cui ho scritto in altra occasione.

Il titolo volutamente semplificatore non dà conto delle numerosissime suggestioni del testo. Che vanno dal riconoscere l’importanza della respirazione nasale (Cap.3), alla necessità della masticazione di alimenti solidi per contrastare la modifica della capienza della nostra cavità orale, ridottasi a causa dei cibi ‘teneri’ comparsi con l’industria alimentare (Cap 7).

L’importanza di respirare lentamente per dare rilievo all’importanza della CO(pag. 123 e sgg.) perché respirare meno permette di produrre energia in modo più efficiente. “L’anidride carbonica è l’ormone più importante del corpo intero; è l’unico che viene prodotto da ogni tessuto e probabilmente agisce su ogni organo.” (cit. p.131)

Respirare è come remare. Eseguire un’enorme quantità di vogate brevi e goffe ti porta comunque a destinazione, ma senza nemmeno avvicinarsi all’efficienza e velocità delle vogate lunghe e meno numerose (cfr. p. 134).

Respirare è come una preghiera. “… il ritmo respiratorio più efficiente si ha quando sia la lunghezza della respirazione sia il totale di respiri al minuto si attengono ad una inquietante simmetria: inspirazioni di 5,5 secondi seguite da espirazioni di 5,5 secondi, il che equivale quasi esattamente a 5,5 respiri al minuto. Era lo stesso schema per Rosario.” (cit. p.138)

Nestor è perfettamente consapevole che “…respirare velocemente, lentamente o per niente, non può liberarci da un embolo. Respirare dal naso con una esalazione profonda non può far recedere l’esordio di malattie neuromuscolari genetiche. […] La medicina moderna mostra un’efficacia straordinaria quando si tratta di asportare e di cucire parti del corpo in situazioni di emergenza, ma è purtroppo carente nel trattare malattie sistematiche più lievi e croniche: l’asma, il mal di testa, lo stress i disturbi autoimmuni con cui deve vedersela la maggior parte della popolazione moderna”. (pp.306, 307)

I geni possono essere spenti così come possono essere accesi. Il loro interruttore sono gli input ambientali. Migliorare la dieta, aumentare l’attività fisica ed eliminare le tossine e i fattori di stress dalla casa e dal posto di lavoro ha un effetto profondo e duraturo sulla prevenzione del trattamento della maggior parte delle moderne malattie croniche.

“La respirazione è un input fondamentale. […] i 13 ½ kg d’aria che passano il giorno dei nostri polmoni gli 0,77 kg di ossigeno che le nostre cellule consumano sono altrettanto importanti di quello che mangiamo di quanto ci muoviamo. Respirare è il pilastro mancante della nostra salute.” (p. 308)

Ecco il piccolo vademecum suggerito dall’autore.

Chiudere la bocca ed inspirare dal naso. Uno dei primi passi di una respirazione sana è di estendere i respiri, alzare ed abbassare un po’ di più il diaframma e far uscire tutta l’aria prima di inspirare ancora. (cfr. pp.309 – 313)

Masticare. Possiamo influenzare la forma e la dimensione delle nostre bocche.  La masticazione dovrebbe consistere nei cibi più grezzi, più crudi e più sostanziosi che mangiavano le nostre bisnonne.

In certe occasioni respirare di più. L’iperventilazione consapevole ci insegna a diventare piloti del nostro sistema nervoso autonomo e del nostro corpo anziché e semplici passeggeri.

La respirazione perfetta è questa: inalare per 5,5 secondi poi esalare per 5,5 secondi. Equivale a circa, 5,5 respiri al minuto per un totale di circa 5,5 litri d’aria. (p.316)

Avviandosi alla conclusione del resoconto delle sue scoperte sul respiro, James Nestor riconosce con chiarezza le radici su cui poggia la sua riscoperta dell’importanza del respiro: l’inadeguatezza dell’approccio razionalistico e antropocentrico occidentale, incapace di generare comportamenti utili alla sopravvivenza della specie.

“Ogni tecnica che ho studiato e praticato nell’ultimo decennio e ogni tecnica che ho descritto fin qui in questo libro […] è stata esposta per la prima volta in questi testi secolari [gli antichi testi indiani]. Gli eruditi che li scrissero a quanto pare sapevano che la respirazione non è semplice ingestione di ossigeno, espulsione di anidride carbonica e condizionamento del sistema nervoso. Il respiro contiene anche un’altra energia possibile, più potente ed efficace di qualsiasi molecola nota alla scienza occidentale.” (cit. p.282).

Nel pensiero orientale si incontra una parola fondamentale che è Prana. Prana è l’energia vitale, la forza, ma anche respiro e spirito. Il concetto di prana si trova documentato circa 3000 anni fa ee era il pilastro della medicina. I cinesi lo chiamavano ch’i e credevano che il corpo contenesse canali che funzionavano come linee elettriche del prana, collegando organi e tessuti. Anche i giapponesi avevano un loro nome per il prana, Ki, così come i Greci (pneuma) gli ebrei (ruah), gli irochesi (orenda).

La tecnica più potente per assorbire il prana è dunque respirare. Quando respiriamo espandiamo la nostra forza vitale. Le tecniche respiratorie erano così fondamentali che energia e respiro erano sinonimi.

Infondere il corpo di prana è semplice: basta respirare. Ma controllare questa energia, indirizzarla, richiede un po’ di tempo. (cfr. p.288)

La migliore spiegazione di che cosa sia la sostanza della vita l’Autore non l’ha trovata negli scritti di uno da uno yogi ma in quello di uno scienziato (Albert Szenzi-Gyorgyi) che si dedicò ad indagare il ruolo della respirazione cellulare: ”Tutti gli organismi viventi non sono altro che foglie dello stesso albero della vita. […] Le varie funzioni di piante e animali e i loro organi specializzati sono manifestazioni della stessa materia vivente.” (p. 289).