La cucina si tinge di rosa

Diciamolo quando accade pur nel rammarico che ancora faccia notizia: donne in cucina donne di successo. Giovani, preparate, accanite, capaci di dare colore ai banchi di acciaio, proporre ginnastica fra un turno e l’altro, ascoltare musica in sottofondo, dando un impulso nuovo alle loro gesta culinarie.

“E adesso serviamo la felicità” è uno dei lanci di Daniela Soto-Innes https://www.instagram.com/danielasotoinnes/?hl=it Best Female Chef 2019 dal suo ristorante Cosme di N.Y dove propone una cucina messicana piena di emozione e di memoria.

Classe 1990, da Città del Messico a New York dove viene folgorata dall’amore per il cibo sottoponendosi ad un serrato programma di formazione presso scuole rinomate come Le Cordon Bleu College of Culinary Arts di Austin, facendo pratica presso locali quali il Brennan’s.

Tornata in Messico viene accolta dallo chef Enrique Olvera presso il Pujol, il miglior ristorante del Paese, dove nasce un idillio professionale che lo porterà a scegliere Daniela come socia a guida del Cosme. Menu mex 4.0 con i piatti posti al centro del tavolo per essere condivisi, colleziona premi e riconoscimenti come anima migrante di sapori: l’abalone tostada o la meringa di mais bianco con vaniglia bruciata per citare due piatti simbolo. Sceglie una squadra quasi tutta al femminile con molti immigrati, proprio come lei, puntando alla relazione e alla riduzione dello stress: musica in cucina, ginnastica nelle pause e serenità durante il servizio.

Giulia Castellucci, bartender, è unica donna ad arrivare ventitreene in finale al Head2Head Competition e oggi, a 29 anni, figura di spicco in un mondo declinato al maschile. Il suo progetto “contaminescion” è di fondere gli ingredienti inserendo nei drink elementi di cibo “fatto in casa”: una riduzione di aceto balsamico e lamponi del suo orto; conserva di pomodoro con pomodori gialli, datterini, per il Bloody Mary. Tra le fusion più apprezzate la Carbonara sour con vodka al sentore di guanciale, limone, zucchero, albume d’uovo e spolverata di pepe; per il Mary Black con vodka, pomodoro al nero di seppia, limone, tabasco, Worcester sauce, fiocchi di sale affumicato, aria di kaffir. Cavallo di battaglia il Ciuri Ciuri: rum mix, lime, latte di mandorla, dry orange, liquore di fico d’india, menta shakerata. Appassionata di “mixologia”, Giulia persegue con determinazione studio e ricerca, praticando presso alcuni dei più famosi bar tender di Roma fino a decidere l’apertura in società di Co.So. (Cocktail & Social) al Pigneto, quartiere di tendenza per eccellenza. Capacità imprenditoriale e mediatica, determinazione a destreggiarsi in un mondo maschile si fa esempio per la sua generazione.

May Chow è invece chef di 33 anni a Hong Kong con la mission di far conoscere la vera cultura del cibo cinese al maggior numero di persone al mondo perchè, dice, “quella che si conosce è solo uno stereotipo o un falso, un po’ come la pizza e gli spaghetti bolognesi per l’Italia”. Ci prova mettendo a tavola i piatti della tradizione interpretati in chiave moderna e divertente, ridefinendo il valore di ogni ingrediente. I suoi due ristoranti a Hong Kong, Little Bao e Happy Paradise e la nomination quale migliore chef donna dell’Asia di Best 50 Restaurants Academy sanciscono il suo successo. I suoi esordi sono stati in disaccordo con la famiglia, trasferitasi da Shanghai in Canada dove May è nata e ha frequentato la Suffield Academy e la Boston University, lavorando nel frattempo part-time e trasferendosi poi nella patria di origine per raccogliere i frutti del suo impegno.

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